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martedì 1 aprile 2014

Disabilità-Scuola-Integrazione


Salve a tutti! Oggi diamo il via alla rubrica “Vita.Vivere”!

Come avevo anticipato nel precedente post, come primo argomento, ci dedicheremo della disabilità e, nello specifico, mi occuperò di scuola e disabilità.





Vorrei partire da uno stralcio di intervista fatta a Roberto Speziale, presidente di Anfass Onlus (Associazione Nazione Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale):


«l’inclusione scolastica è ancora carente in gran parte del Paese»


E gli studenti con disabilità? «Sono ancora vittime di gravi discriminazioni», afferma il presidente.





Le discriminazioni nei confronti delle persone disabili sono all'ordine del giorno.


Volete degli esempi?


...ragazzi picchiano e filmano uno studente disabile...”


...genitori chiedono di cambiare scuola per la presenza di un bimbo autistico nella classe dei figli..”


...da quattro anni spengono le sigarette sul corpo di mio figlio...”


...bullismo a scuola: studente disabile viene marchiato a fuoco...”


...una studentessa 16enne, disabile, vittima di bullismo da parte dei suoi coetanei...”





Questi sono solo alcuni dei titoli che possiamo leggere sui giornali o trovare sul web. Oggi si parla molto di integrazione e si sottolinea l'importanza della comunicazione ma, nei fatti, nella pratica e nella vita quotidiana questi termini sono proprio estranei ad alcuni.


Ma allora l'umanità dov'è finita? Il rispetto della persona è un valore superato? Come facciamo a “sbloccare” questa situazione di stagnazione?


Ed ecco entrare in gioco una parola essenziale per noi e per le nostre vite: educazione. Con questo termine non intendiamo solo l'educazione che i genitori ed il nucleo famiglia devono fornire al bambino, che deve esserci, ed è essenziale, alla base della formazione dell'identità individuale e che influenzerà il percorso di vita dello stesso. Intendiamo anche educazione in senso scolastico: le istituzioni, supportate (come detto) dalle famiglie, devono fornire una giusta visione al bambino in modo da consentire la crescita di quei valori essenziali per una pacifica ed umana convivenza. E, cosa ancor più importante, devono favorire L'INTEGRAZIONE E LA CORRETTA CRESCITA (intellettuale, relazione e via dicendo) del bambino/studente disabile.





L’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo ad avviare e attuare l’integrazione degli alunni con disabilità nella scuola “di tutti”e ha dato vita ad un vero e proprio modello riconosciuto e apprezzato sulla scena internazionale.


Ma allora com'è possibile che ci siano ancora episodi discriminatori? Le scuole devono garantire, appunto, l'integrazione dello studente disabile.


Per far ciò, sono state stabilite una serie di direttive che, in linea con le norme del sistema scolastico, hanno come obiettivo quello di migliorare il processo di integrazione degli alunni con disabilità all'interno dello stesso. Tali direttive sono state elaborate sulla base di un confronto fra dirigenti ed esperti del MIUR (Ministero Italiano Università e Ricerca), e le Associazioni delle persone con disabilità.


L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità non può ridursi ad una procedura solamente attenta alla correttezza formale della burocrazia. La scelta della scuola italiana di aprire le classi affinché diventassero effettivamente e per tutti “comuni”, è dettata dal rispetto della persona umana, cosa ESSENZIALE per il corretto sviluppo dello studente. La scuola non solo deve consentire la crescita, l’acquisizione di conoscenze, competenze, abilità, autonomia ma deve operare tenendo in considerazione il rapporto fra l’istruzione e della socializzazione.





Art. 3 ed Art. 34 Costituzione


Il diritto allo studio è un principio garantito costituzionalmente. L’art. 34 Cost.


dispone infatti che la scuola sia aperta a tutti. In tal senso il Costituente ha voluto


coniugare il diritto allo studio con il principio di eguaglianza di cui all’art. 3 Cost.


L’articolo in questione, al primo comma, recita: «tutti i cittadini hanno pari dignità


sociale e sono uguali dinanzi alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di


religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».


Tale principio di eguaglianza, detto formale, non è però sembrato sufficiente al


Costituente che ha voluto invece chiamare in causa la “pari dignità sociale”, integrando


così l’esigenza dell’uguaglianza “formale”, avente a contenuto la parità di trattamento


davanti alla legge, con l’uguaglianza “sostanziale”, che conferisce a ciascuno il diritto al


rispetto inerente alla qualità e alla dignità di uomo o di donna, in altri termini di


persona” che può assumere la pretesa di essere messo nelle condizioni idonee ad


esplicare le proprie attitudini personali, quali esse siano.


Il secondo comma del citato art. 3 recita: «E’ compito della Repubblica rimuovere


gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e


l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e


l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e


sociale del paese». Il Costituente, insomma, ha riconosciuto che non è sufficiente


stabilire il principio dell’eguaglianza giuridica dei cittadini, quando esistono ostacoli di


ordine economico e sociale che limitano di fatto la loro eguaglianza impedendo che essa


sia effettiva, ed ha pertanto, coerentemente, assegnato alla Repubblica il compito di


rimuovere siffatti ostacoli, affinché tutti i cittadini siano posti sullo stesso punto di


partenza, abbiano le medesime opportunità, possano godere, tutti alla pari, dei medesimi


diritti loro formalmente riconosciuti dalla Costituzione.”


-Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca-


Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione





Come possiamo ben vedere, il principio costituzionale di uguaglianza, nei fatti, vige tra gli individui solo formalmente.





Il diritto soggettivo al pieno sviluppo del potenziale umano della persona con


disabilità non può dunque essere limitato da ostacoli o impedimenti che possono essere


rimossi per iniziativa dello Stato (Legislatore, Pubblici poteri, Amministrazione).”





L'ignoranza, la negligenza, la superstizione e la paura sono fattori sociali che


attraverso tutta la storia della disabilità hanno isolato le persone che ne sono portatori”.





Ma quali sono i punti critici su cui lavorare maggiormente?


  • socializzazione, partecipazione e riconoscimento sociale
  • autonomia
  • identità, autostima, personalità
  • arricchimento relazionale
  • collaborazione e sostegno alla famiglia dell’alunno con disabilità
  • crescita culturale e rispetto per le differenze


Dobbiamo quindi affidarci alle istituzioni in quanto famiglie, promuovere norme che favoriscano la piena integrazione per tutti in quanto cittadini e rispettare i diritti di ognuno, a prescindere da qualsiasi aspetto, in quanto persone. L'uguaglianza non deve essere solo un concetto ma deve prendere vita nella nostra quotidianità. Chi stabilisce la differenza? “Diverso” da chi?


Ed ecco spiegato il gioco di parole presente nel banner:


Di' (tu) : (s- relativo) abile – un messaggio che inciti ad eliminare la parola disabile!


Con questi interrogativi concludo il primo post della nostra rubrica.


Nel prossimo mi dedicherò agli aspetti pratici relativi a tale questione.


Spero vi appassionerete!


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Baci baci,


Jennifer

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Jennifer