Il mio mondo e il tuo, insieme.


Salve a tutti!
Eccomi con un nuovo post dedicato al mondo "università-scuola-integrazione".
Cogliendo l'occasione del concorso "Liberi di..." (Liberi di...) voglio dare il mio contributo sull'argomento. Ricordo il precedente post di Tiziana m. sulla disabilità in generale ed i modi per affrontare questa situazione Le disabilità, il mio pensiero e le loro complessità- C'è un grazie per te
Oggi voglio parlare del mio pensiero sulla disabilità nel mondo universitario.
Parto con un'ammissione: inizialmente, quando mi sono iscritta all'università, non mi ero posta il problema. Ero uscita da poco dal mondo scolastico e non conoscevo nulla riguardo all'argomento. Non avevo vissuto situazioni analoghe e pensavo, non parlavo molto e lasciavo scorrere i pensieri solo nella testa. Poi ho scoperto un nuovo mondo, fatto di tante possibilità e ricco di personalità.
Io sono un piccolo puntino nell'universo, circondata da tanti altri puntini. Ho sicuramente avuto le mie mancanze, essendomi disinteressata per molto, troppo tempo ma devo dire che, in quasi 20 anni di scuola non si è mai aperta la questione disabilità. Perché?
Penso che fin dal primo anno di elementari, se non dall'asilo stesso, bisognerebbe educare l'individuo all'accettazione della diversità (se così possiamo chiamarla - ritengo che diverso sia non solo riduttivo ma anche una costruzione della società - appunto come è stato detto "Diverso da chi"?).
Servirebbe un orario prestabilito in cui discutere di varie questioni. Sinceramente parlando (almeno nel mio caso), l'ora di religione è stata sempre l'ora della seconda ricreazione e dei giochi di società; non vi è mai stato un impegno e quindi, di conseguenza, i ragazzi non prendevano sul serio né la materia né i professori. Ritengo invece che questi momenti dovrebbero essere sfruttati a pieno ed in modo creativo. Ad esempio: perché non utilizzare, all'asilo o alle elementari, i disegni, il dialogo e magari creare un'ora della lettura, per avvicinare alla questione? Poi spetterà all'individualità della persona scegliere la via da intraprendere (se accettare o meno). Oppure, nelle scuole medie o superiori, perché non utilizzare un'ora proprio sull'argomento, creare degli incontri, visite e anche un portale virtuale dove i ragazzi possono interagire, socializzando e creando legami. E ancora: credo sia più facile parlare dietro ad uno schermo che di persona, magari non tutti riescono ad aprirsi. Attraverso il web si potrebbero aprire delle discussioni (creative), si potrebbe dedicare uno spazio alle domande (in modo che tutti possano esprimere le loro ansie e paure) e lasciare uno spazio per esprimere opinioni. Ci vorrebbe un impegno maggiore da parte dell'istituzione scolastica ma, d'altronde, se vogliamo arrivare a degli obiettivi dobbiamo impegnarci seriamente e simultaneamente.
Dalla mia esperienza scolastica posso dire che il ragazzo è, il più delle volte, lasciato a se stesso. Mi spiego meglio: se ho un problema da chi posso andare? C'è una figura dedicata? No. Almeno nel mio caso non è successo. Si era fortunati se si trovava una buon'anima di professore disposto all'ascolto. E io ho avuto questa fortuna negli ultimi anni e ringrazio per questo.
Ma se non si è fortunati che succede?
E ancora: quando mi sono iscritta all'università, come detto sopra, non mi sono posta il problema. E questo capita spesso. Ritengo che il primo giorno si dovrebbe fare una precisazione relativamente a questa possibilità, in modo che la persona ha davanti a se ben chiari i vari percorsi.
Ecco, detto questo passo alla questione ORIENTAMENTO.


Nelle scuole medie è abbastanza latente: viene offerto al ragazzo (e diciamolo, chi ha delle idee chiarissime a 13-14 anni) un questionario per valutare le proprie capacità (tramite delle risposte a crocette ?!?) e si ottiene la risposta. Il mio è venuto fuori una cosa totalmente lontana da me. Ci sono rimasta così male che ho scelto una scuola superiore che non faceva proprio per me. Poi mi sono impegnata e sono uscita con voti alti ma devo ammettere che, probabilmente, se avessi scelto con maggiore attenzione avrei sicuramente evitato molte difficoltà.
Poi si arriva alle superiori e l'unico orientamento offerto è quello di consegnare vari dépliant e far visitare due/tre università (se si è fortunati). E finisce lì. Quindi il ragazzo è lasciato a sé.
Immaginate di dover affrontare tutta questo in una situazione diciamo, in modo assolutamente erroneo, "particolare". Come potrebbe un ragazzo arrivare ad una consapevolezza chiara del proprio percorso se manca una figura di assistenza? Ecco perché voglio sottolineare due aspetti:

  • l'università offre un servizio di orientamento - Ufficio disabilità - grazie al quale si può scegliere la facoltà adatta
  • è offerto anche un servizio di tutorato 
Ora per sapere nei dettagli cosa sono queste due possibilità, vi linko un mio vecchio post Orientamento e tutorato

Dobbiamo tenere presenti questi aspetti quando ci muoviamo nel mondo scolastico/universitario.

Invito inoltre le istituzione a prendere atto di queste possibilità e, se ritenute adatte, prendere dei provvedimenti.

I ragazzi hanno bisogno di un faro che illumini la loro strada. E' necessario fornirgli gli strumenti necessari per arrivare a scelte consapevoli e mirate.

I ragazzi di oggi sono la società di domani!
Dobbiamo dare loro l'assistenza necessaria!

Jennifer

Immagini> Fonte Web

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Commenti

  1. Innanzitutto grazie, per avermi citato. Secondo, hai detto bene, hai affrontato un altro argomento delicato, a volte non c'è l adeguata formazione, purtroppo se si parla di sentimenti o di situazioni delicate , ma che scherzi?! Non si fa!! Ti ridono dietro eppure non e cosi facile . Io dico solo alle insegnanti, forza non mollate, cercate di dare ancora a i vostri alunni i valori in cui credete! Solo con l esempio si può migliorare e far chiarezza su questi argomenti che rimangono sempre più in secondo piano. Brava Jennifer ti faccio davvero i miei complimenti .

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    Risposte
    1. Grazie a te, meritavi di essere citata. Noi del team dobbiamo creare un rapporto sinergico:) il disorientamento caratterizza quest'etá...figuriamoci in determinate situazioni! È essenziale l'aiuto e l'ascolto! È essenziale educare all'accettazione! Ti ringrazio tantissimo mi fa piacere che è arrivato ciò che volevo esprimere:)

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Jennifer

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