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venerdì 8 agosto 2014

Favola della natura - #EcoSosteniamoci

Copyright © 2014 Les Petites Folies by Di Giovine Jennifer. All rights reserved 


Buongiorno a tutti:)
Questa mattina spero di potervi allietare con una piccola favola scritta di mio pugno...come sappiamo tutte le favole hanno una morale.

C'era una volta una principessa.
Viveva in un sontuoso castello, circondata di pietre preziose ed oro.
Non conosceva la tristezza, ne rabbia o stanchezza. 
Era cresciuta nel lusso ed era sempre servita e riverita: nemmeno pettinar i suoi capelli doveva.
Viziata ed egoista, era cresciuta, diventando una vero problema per tutto il palazzo. 
Da quando apriva gli occhi non faceva altro che urlare e lamentarsi che la propria vita non le piaceva.
Un giorno, chiacchierando con la sua dama di compagnia (che lei considerava poco più di una popolana), in risposta alla domanda della viziata nobil donna di dove vivesse, questa le disse: "Mia signora, non vivo in un castello e nemmeno in una fortezza. Vivo in una piccola casetta alla fine del bosco, tanto umile e che, ormai si regge in piedi a mala pena. Ma la fortuna che ho nel poter vivere lì, non ha prezzo".
La principessa non riusciva a capire come una persona potesse sentirsi fortunata in tanta povertà, ma la donna rispose: "Vedete mia signora, non ho un muro in pietra e marmi, non ho statue antiche e nemmeno oro che luccica. Ma ho un bellissimo giardino, più bello di qualsiasi giardino regale. È quello che mi offre madre natura. Una bellissima veduta nessuno potrà mai ripetere in modo artificiale - boscaglia e mare che si fondono insieme - nulla di più soave per gli occhi.
Il giorno seguente la principessa si svegliò arrabbiata, no meglio, depressa. Una servitrice le chiese quale fosse il motivo della sua infelicità, quand'ella disse: "Io non posso vedere boscaglia e mare, questi maledetti alberi mi vietano lo sguardo e quindi non mi consentono di far mio il giardino di madre natura!" esclamò. 
Corse giù dal re padre, per chiedere disperata che quegli alberi venissero abbattuti per suo bene. Ma il saggio re, condannato ad una figlia viziata, negò la richiesta e la principessina andò via, stizzita, promettendo fra i denti che si sarebbe fatta giustizia da sola.
La notte organizzò un piano: ordinò ad un gruppo di malcapitati servi, nonostante andasse contro la loro volontà, di (pena tortura) distruggere il bosco, colpevole di coprire la visuale della capricciosa.
Fuoco e fiamme iniziarono a volare, urla, frecce e zap zap...i primi alberi iniziavano a cadere. 
I servi sempre più preoccupati temevano il risveglio dello spirito della foresta, lavoravano in preda all'ansia. Improvvisamente iniziarono a percepire una sensazione strana: l'aria era cambiata e si era fatta pesante.
Non vi erano più suoni o rumori, solo silenzio assordante che era avvertimento. La quiete prima della tempesta. 
Questi iniziarono a scappare, lasciando da sola quella viziata che intanto si dimenava fra urla e comandi a cui nessuno avrebbe risposto. 
Le apparve lo spirito della foresta, in tutta la sua maestosità. Era donna, anziana ma forte e, quasi evanescente. 
"SMETTILA" le intimò.
"Non hai alcun diritto di distruggere la foresta. Essa è per te nutrizione, difesa da attacchi nemici e barriera quando sale la brezza fredda dal mare. E questo è il trattamento che le riservi?" e cercò di spiegarle la sua importanza. 
La principessa replicò le sue motivazioni, con i toni presuntuosi a cui era abituata. Ma alla frase "Se dico che l'albero deve essere abbattuto, l'albero sarà abbattuto. Non mi interessa né degli uccelli, né degli scoiattoli e nemmeno del fatto che, da come dici (anche se per me è cosa strana), esso stesso è essere vivente. La mia volontà precede ogni altro bisogno quindi, se nessuno vuole aiutarmi, lo farò da me".
Prese l'arma, si voltò e continuò ad abbattere la maestosa quercia millenaria. 
A quelle parole lo spirito della foresta comprese che niente avrebbe fatto capire alla giovane l'importanza della boscaglia, della natura stessa. Scagliò, a malincuore, un maleficio: ella sarebbe diventata albero, parte stessa della quercia millenaria e avrebbe avvertito il dolore causato ad ogni ramo, foglia o fiore, per l'eternità. 
La principessa restò per sempre chiusa nel grande tronco, con l'anima fusa in quella della foresta, patendo il dolore che ogni giorno viene fatto agli esseri viventi che non vengono considerati tali.

Avete trovato la morale?
Prima o poi ci ritroveremo come la principessa: costretti a subire le conseguenze del nostro disinteresse verso la natura.
Quando impareremo che ogni filo d'erba, fiore e foglia È UN ESSERE VIVENTE?

Vi chiedo solo un favore, per evitare una situazione spiacevole che mi è già capitata in passato. Se volete utilizzare la storia, vi prego almeno di citarmi perché essa, copiata ed inserita nella barra di Google, può essere facilmente ritrovata. Quindi, per evitare di leggere nuovamente miei articoli a cui erano state cambiate qualche parola e virgole, vi prego, almeno di citarmi. Meglio ancora ricondividere il post, e non per le visualizzazioni.
Perché non è bello trovare, casualmente, un articolo con immagine simile e palesemente copiato dal proprio lavoro.  Anche perché va contro il mio copyright.
Grazie mille,
buona giornata a tutti!
Jennifer

#EcoSosteniamoci



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Jennifer