Vindicta - Tratto da "Nutrimento per l'animo - Flussi di parole confuse" (Jennifer Di Giovine)


Da "Fantasticando"

Di lei si conosceva solo il nome ma nessuno osava pronun​ciar​lo a voce alta. Con il suo ti​to​lo re​ga​le di prin​ci​pes​sa po​te​va es​se​re solo definita. Nella contea non vi era essere umano di basso rango avente il diritto di posare il suo sguardo plebeo su quel​la pre​zio​sa gem​ma dal san​gue blu sen​za es​ser fu​sti​ga​to per l’af​fron​to. Vi​ve​va in un son​tuo​so ca​stel​lo, cir​con​da​ta di preziosi ed oro. Non conosceva la tristezza, rabbia o stan​chez​za. Era cre​sciu​ta nel lus​so ed era sem​pre ser​vi​ta e riverita: nemmeno pettinar i suoi capelli doveva. Viziata ed egoi​sta, era ar​duo pro​ble​ma per tut​to il pa​laz​zo poi​ché i poveri servitori dovevano subir le più fantasiose angherie e i più perfidi soprusi. Dall’alba al calar del sole non faceva altro che urlare e lamentarsi spocchiosamente della propria nobile vita. Un giorno, chiacchierando con la sua dama di compagnia - che considerava poco più di una popolana ma solo per un certo ricordo infantile - in risposta alla domanda della viziata nobildonna, curiosa di sapere dove la balia sua vivesse, questa confesso di vivere fe​li​ce​men​te tra i bo​schi. «Mia signora, non vivo in un castello e nemmeno in una fortezza. Vivo in un’umile casetta alla fine del bosco che fa difficoltà a reggersi in piedi. La fortuna che ho nel poter vivere lì, però, non ha valore» sospirò sorridente. La principessa non riusciva a capire come una persona potesse sentirsi fortunata in tanta povertà quindi la donna cer​cò di spie​ga​re il suo sen​ti​men​to. «Vedete mia signora, non ho un muro in pietra e marmi, non possiedo statue antiche e nemmeno oro che luccica. Ma ho un bellissimo giardino, più bello di qualsiasi parco regale. È quello che mi offre Madre Natura: una bellissima veduta che nessuno potrà mai riprodurre artificialmente - boscaglia e mare fusi insieme - nulla di più soa​ve per gli oc​chi». Il giorno seguente la capricciosa si svegliò arrabbiata e depressa. Una servitrice le chiese quale fosse il motivo della sua infelicità quand'ella ammise il misfatto sentimento. «Io non posso vedere boscaglia e mare! Questi maledetti alberi mi vietano lo sguardo e non mi consentono di far mio il giardino di madre natura!» esclamò. Corse giù dal Re Padre per chiedere disperata che gli alberi malefici venissero abbattuti per il suo bene. Ma il saggio monarca, condannato ad una figlia viziata, negò l’assurda richiesta e la principessina andò via furibonda, promettendo fra i denti che si sarebbe fatta giustizia da sola. La notte organizzò un piano: ordinò a un gruppo di malcapitati servi di distruggere, contro la loro volontà (pena la tortura), il bosco colpevole di coprire la visuale della viziata. Fuoco e fiamme presero a volare, urla, frecce e zap zap, i primi alberi iniziavano a cadere. I servi pove​ret​ti la​vo​ra​va​no pie​ni d’an​sia per il ti​mo​re mo​ti​va​to del risveglio dello spirito della foresta. Un’improvvisa sensazione amara li pervase: l'aria era cambiata, si era fatta pesante e un silenzio assordante li circondò. La quiete prima del​la tem​pe​sta.
...

"Nutrimento per l'animo - Flussi di parole confuse". Autore: Jennifer di Giovine ©2017. 
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