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mercoledì 27 agosto 2014

Il tesoro più grande... favola della vita


Copyright © 2014 Les Petites Folies by Di Giovine Jennifer. All rights reserved 


Zaffiri, diamanti e rubini...
Oro, in ogni modo e forma. Sfarzo e luccichio; questa era la sua vita, ciò che più desiderava.
E lui, l'uomo, tanto debole e instabile, si era fatto attrarre dalle bellezze che il mondo poteva offrire. E non sto parlando di fiumi, mari, cascate, foreste e deserti... ma di quelle bellezze che hanno un prezzo da pagare.
Nella sua estrema paura di vivere nel mondo, non aveva fatto altro che riempire il grande vuoto che percepiva costantemente, con tutto ciò che luccicava.
Credeva che così fosse anche l'anima, il nostro uomo.
Si sentiva così piccolo nell'immensità degli universi che di notte, di nascosto dai suoi simili, sedeva nei boschi e ammirava la luna e le stelle... ed era ipnotizzato da tanta luce che non faceva altro che cercarne un equivalente in terra.
Non comprendendo i suoi limiti e cercando di sovrastare i suoi simili, l'uomo non si fermava mai: era sempre alla ricerca di una nuova avventura - cosa assai giusta e tanto difficile da intraprendere - ma per i motivi sbagliati. Voleva acquisire sempre più ricchezze, in modo che fosse amato ed ammirato dai suoi simili.
Un giorno, mentre stava bevendo un bicchiere nella locanda del porto e raccontando le sue magnifiche storie ad un gruppo di ascoltatori casualmente capitato li quella sera, entrò nella locanda una donna, tanto bella quanto misteriosa. Tutti gli sguardi finirono su di lei, persino quello dell'uomo, ma lei li ignorò e si andò a sedere con fare leggiadro. Dopo aver ordinato qualcosa al locandiere, prese un libro ed iniziò a leggere fra sè e sè. Ma gli altri uomini della locanda non gli davano pace: tutti intorno per farle la corte, anche con fare molto sgarbato. Ma la donna non aveva occhi che per il nostro uomo; egli se ne rese conto e andò a sedersi al suo fianco.
«Cosa ci fa una bella fanciulla come te in un posto come questo?» chiese l'uomo; inizialmente lei lo ignorò ma poi i due iniziarono a parlare. Lei disse di essere venuta da una terra lontana in cerca della fortuna più grande che si potesse desiderare. A quelle parole l'uomo balzò dalla sedia e si affrettò a chiedere di cosa stesse parlando.
«Qual'è, secondo te, la fortuna più grande per un essere umano?» chiese lei. L'uomo la guardò dubbioso, come se fosse in cerca di risposte, tutte quelle che le erano balenate in mente in quel momento.
«Zaffiri? Diamanti? Rubini? Oro? Non saprei, sono così così tante» rispose lui, ridacchiando.
A quelle parole il viso di lei si oscurò; prese dalla sacca che aveva poggiato con tanta fatica sul tavolo ed iniziò a frugarci dentro. Dopo qualche tentativo alla fine, tirò fuori una mappa del tesoro, logora ed ingiallita dal tempo. «Se, per te, sono queste le fortune di un uomo, allora ho l'avventura che fa per te. Prendi questa mappa e seguine le indicazioni: ti porterà verso ciò di cui hai bisogno realmente» sancì lei. Poi si alzò e andò via senza nemmeno consumare la bevanda ordinata.


L'uomo era elettrizzato: una nuova avventura era scesa dal cielo ed era volata nelle sue mani.
Non attese nemmeno il giorno: radunò la sua ciurma e partì per la nuova metà, la ricchezza più grande che era possibile desiderare. Il viaggio fu lungo, faticoso e pieno di pericoli. Non tutti gli uomini raggiunsero la fine di esso; dopo mesi di stento e fame, l'uomo ed i suoi avevano raggiunto l'obiettivo.
Tutti accorsero sull'isola in pochi minuti: essa offriva tutto ciò che essi desideravano. Infatti, era ricca di cascate d'acqua pura, frutti e nutrimento. Tutta la ciurma si sparse in preda all'isteria ad esclusione dell'uomo: egli non si fermò né davanti alla fame né davanti alla sete. Percorse, solo, la giungla piena di tranelli e ostacoli. Alla fine, grazie alla sua tenacia dettata dalla voglia del luccichio, arrivò a destinazione: una piramide azteca. Era maestosa, perfettamente simmetrica e magistralmente decorata.



Subito, senza pensarci, entrò e seguì l'intricato percorso che gli si presentò davanti. Alla fine, dopo molte ore, arrivò alla fine del labirinto: fu catapultato in un immenso salone pieno di preziosi, corone, collane, rubini e tutto l'oro che si potesse desiderare. Quello che però lo attrasse maggiormente fu un enorme diamante posto al centro della stanza: era brillante e lo chiamava tanto quanto le sirene per Ulisse.
Corse al centro della stanza e fece per prendere il prezioso. In quell'istante una grande luce si sprigionò ed invase l'isola a km. Da essa apparve la donna, si, quella che aveva visto nella locanda.
«Donna! Che ci fai tu qui? Allora non mi stavi ingannando: c'è davvero un tesoro! Il più bello e grande che potessi desiderare!».
«Il mio nome è Vita e, si, non mento mai. Sono venuta a cercarti perché percepivo, dalle viscere dell'universo, la tua inquietudine, il tuo bisogno di trovare ciò che riempisse la tua anima. Ti ho trovato e ti ho chiesto ciò che era importante per te, quello che ti avrebbe reso felice. E ti ho dato quello che mi hai chiesto. Ora che è davanti a te, dimmi, sei certo che sia questo importante nella tua vita?» disse lei con tono soave.
Lui iniziò a ridere sonoramente e quella risata, quasi grottesca, risuonò per tutta l'isola.
«Ma che razza di domande fai? E poi che nome è Vita? Ora spostati, voglio partire proprio con quel bel pietrone che è dietro di te» continuò lui, ridendo. Poi prese lei e la spostò.
Vita, davanti a tanta inettitudine iniziò a gridare e, quell'urlo, non era nulla confronto alla grottesca risata dell'uomo.
«TU! Ti avevo dato la possibilità di scegliere, l'opportunità di pentirti dei tuoi errori! Secondo te, le cose importanti della vita sono queste?» ruggì, indicando i preziosi che li circondavano e che emanavano un'intesa luce che rivestiva l'intero salone.
«La cosa importante della vita è la vita stessa! E' l'amare l'altro e rispettarlo. Amare se stessi e rispettare il mondo che ci circonda! Se mi avessi risposto questo, alla domanda che ti avevo posto tempo fa, ora saresti ricchissimo, ricchissimo! Avresti una famiglia ed una donna che ti ama; invece no, hai preferito questo ed ora ne subirai le conseguenze. Tutto questo scomparirà, come il resto delle cose futili della vita e tu, e i tuoi folli uomini, resterete per sempre qui sull'isola. Ma non ci sarà più oro, ne zaffiri, ne frutti buonissimi e nient'altro che possa esservi utile per alleggerire le vostre fatiche.
Tornerete solo quando avrete compreso che è la vita stessa ad essere la cosa più importante» e scomparve.
Così fu: gli uomini rimasero sull'isola ad affrontare pericoli ed avversità quotidiane.
Solo talvolta, fortunatamente, un uomo qua e là, riusciva a raggiungere la consapevolezza e riusciva a tornare a casa.
Alla fine, solo in nostro uomo rimase li, in solitudine sull'isola deserta e piena di pericoli.
Avrebbe potuto imparare la lezione prima che fosse troppo tardi ma così non fu.
Arriviamo alle nostre consapevolezze prima che sia tardi.


Ciò che è importante nella vita è la vita stessa!

Jennifer

Copyright © 2014 Les Petites Folies by Di Giovine Jennifer. All rights reserved 

2 commenti:

  1. rimanere incastrati nella propria isola è molto doloroso, ognuno di noi ha quel isola, piena di ricchi frutti, noi stessi .
    bellissima favola Jennifer, cattura l'attenzione. brava

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    Risposte
    1. Ciao Ti buona sera:)
      Esatto è pericoloso e molto doloroso... bisogna aprirsi al cambiamento e rinnovare il proprio essere:)
      Ti ringrazio di cuore:)
      Un bacio,
      Jennifer

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Grazie mille per il tuo commento:)
Jennifer