Il tesoro più grande. La favola della vita - Tratto da "Nutrimento per l'animo - Flussi di parole confuse" (Jennifer Di Giovine)


Da "Fantasticando"

Zaf​fi​ri, dia​man​ti e ru​bi​ni... Oro in ogni modo e for​ma, sfar​zo e luc​ci​chio. Que​sta era la sua vita, ciò che più de​si​de​ra​va. E lui, l'uomo, tanto debole ed instabile, si era fatto attrarre dalle bellezze che il mondo poteva offrire. Non si narra di fiumi, mari, cascate, foreste e deserti ma di quelle preziosità per le quali vi è un prezzo da pagare. Nella sua estrema paura di vivere e scoprire l’ignoto, non aveva fatto altro che riempire il grande vuoto che percepiva costan​te​men​te con tut​to ciò che luc​ci​ca​va. Cre​de​va che quei gingilli e vanità forse potessero essere simili al colore della sua anima, il nostro uomo. Si sentiva così piccolo nell'immensità degli universi che di notte, nascosto ai suoi simili, sedeva nei boschi ed ammirava la luna e le stelle, ipnotizzato da tanta luce. Quest’ammirazione, dall'accenno di celata invidia, altro non faceva che spingerlo alla ricerca di qualcosa di simile ed afferrabile sulla Terra. Non comprendendo i suoi limiti e nel disperato tentativo di sovrastare gli altri per saziare la perdizione interiore per la quale non trovava spiegazione o rimedio, egli era deciso a non fer​mar​si mai ed es​se​re sem​pre alla ri​cer​ca di una nuova avventura. Cosa assai giusta ma spinta da sentimenti viziati. Voleva acquisire sempre maggiori ricchezze per poter essere sempre il più amato ed ammirato dei suoi simili. Un giorno come altri ma unico come pochi, si trovò a bere un bicchiere in compagnia nella locandadello stravagante e folkloristico porto dell’Isola dei Pirati, deliziando i compagni con le sue magnifiche storie. Qual​co​sa di straor​di​na​rio av​ven​ne, tan​to che tut​ti i ca​sua​li ascol​ta​to​ri ca​pi​ta​ti lì si vol​ta​ro​no a fis​sa​re l’u​scio. Una sensuale donna, bella e misteriosa, fece il suo ingres​so in quel mal​fa​ma​to ri​tro​vo di uo​mi​ni di mare. Tutti gli sguardi finirono su di lei; l’ignorò con eleganza e fare si​cu​ro. S’ac​co​mo​dò. Dopo aver ordinato qualcosa al locandiere, prese un libro ed iniziò a leggere silenziosamente nonostante tutti i clienti della locanda non gli dessero pace: intorno in cerchio, a farle la corte. Ma la donna non aveva occhi per nessuno. Non distoglieva lo sguardo felino dall’antico libro dal rumore croccante delle pagine ingiallite se non per spia​re con la coda del​l’oc​chio il no​stro. Lui, ren​den​do​se​ne con​to, andò a se​der​si al suo fian​co. «Cosa ci fa una bella fanciulla come te, in un posto come questo?» chiese; da principio ella non rispose, poi i due iniziarono a parlare. Disse di essere venuta da una terra lontana in cerca della fortuna più grande che si potesse desiderare. Il dolce suono di quelle parole fece balzare l'uomo dalla sedia. S’affrettò a chiedere di cosa stesse par​lan​do. «Qual è, secondo te, la fortuna più grande per un essere uma​no?» chie​se lei. Lui la guardò dubbioso, in cerca di rispo​ste. «Zaffiri? Diamanti? Rubini? Oro? Non saprei, sono così così tan​te» ri​dac​chiò. A quelle parole il viso di lei si fece scuro; prese la pesante sacca poggiata con tanta fatica sul tavolo ed iniziò a frugarci dentro. Qualche tentativo e alla fine tirò fuori una stra​na per​ga​me​na lo​go​ra​ta dal tem​po. «Se per te sono queste le fortune di un uomo allora ho l'avventura che fa per te. Prendi questa mappa del tesoro e seguine le indicazioni: ti porterà verso ciò di cui necessiti» sancì lei. Poi si alzò e andò via senza nemmeno consu​ma​re la be​van​da or​di​na​ta. L'uomo era elettrizzato: una nuova impresa scesa dal cie​lo era vo​la​ta nel​le sue avi​de mani. Non attese nemmeno il giorno; radunò la sua ciurma e partì con il buio della notte per la nuova meta. Il viaggio fu lungo, faticoso e pieno di pericoli. Non tutti gli uomini ne raggiunsero la fine ma, dopo mesi di stento e fame, ave​va​no toc​ca​to l'o​biet​ti​vo. Sbar​ca​ti fi​nal​men​te sul​l'i​so​la ini​zia​ro​no a cor​re​re fra gli im​po​nen​ti al​be​ri tra i qua​li era cu​sto​di​to tut​to ciò che essi più desideravano. Un sacro luogo pullulante di cascate d'ac​qua pura, frut​ti e nu​tri​men​to.   Tutta la ciurma si sparse in preda all'isteria ad esclusione dell'uomo: egli non si fermò davanti alla fame e neppu​re alla sete. Per​cor​se da solo la giun​gla ca​ri​ca di in​si​die.
...

"Nutrimento per l'animo - Flussi di parole confuse". Autore: Jennifer di Giovine ©2017.
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Commenti

  1. rimanere incastrati nella propria isola è molto doloroso, ognuno di noi ha quel isola, piena di ricchi frutti, noi stessi .
    bellissima favola Jennifer, cattura l'attenzione. brava

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    Risposte
    1. Ciao Ti buona sera:)
      Esatto è pericoloso e molto doloroso... bisogna aprirsi al cambiamento e rinnovare il proprio essere:)
      Ti ringrazio di cuore:)
      Un bacio,
      Jennifer

      Elimina

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