Intervista a me stessa - Tributo in onore di Oriana Fallaci

JDG: Mi dici che succede?

JDG: Lo sai. Non volevo fare questo post.

JDG: E allora perché mi stai permettendo di riportare le tue parole?

JDG: Non lo so. Mi è sbucata tra gli ingranaggi della mente quest'idea, forse malsana.

JDG: Cos'è che ti preoccupa?

JDG: La paura di un'emulazione non desiderata, non ricercata. Il timore di un accostamento al libro originario/originale che porta un nome simile e la preoccupazione che quest'intervista venga fraintesa quale sintomo di poca modestia e auto elogio.

JDG: Lo so. Ci succede spesso di non essere comprese. Ma non ti preoccupare, chi continuerà a leggere sino alla fine penso comprenderà le tue intenzioni. Dimmi, perché sentivi questo forte bisogno di scrivere questo post... tributo?

JDG: Per due ragioni importanti che vado ad elencarti. La prima è la totale sorpresa mista a un'immensa stima. Mi spiego meglio: ho comprato il libro di Oriana Fallaci durante il periodo universitario per un corso di giornalismo ma, per una serie di motivi personali che non starò a spiegare in questa conversazione, non sono mai riuscita a leggerlo. Poi, un giorno dopo molti anni, mi è capitato di tenerlo di nuovo tra le mani e ho iniziato a sfogliare freneticamente le pagine senza fermarmi. Mi sono resa conto di aver perso molte cose e ho scoperto una nuova ammirazione neonata che si è evoluta, nel tempo, in una dolce stima che mi ha fatto sentire altamente compresa.

JDG: In che senso?

JDG: Semplicemente, e con questo mi collego al secondo punto del mio piccolo elenco di motivazioni, ho assorbito la genialità di questa forma di intervista sentendola un po' come mia, cioè come mezzo utile a spiegare la mia persona che, solitamente, difficilmente riesce a farsi comprendere. Eppure, nonostante queste buone motivazioni, sono ancora profondamente titubante al riguardo.

JDG: Disinteressati di come verrai interpretata. Anche perché, solitamente, vieni interpretata sempre in modo personalizzato proprio a causa dell'aura enigmatica che ti riveste.

JDG: Va bene. Posso provarci ma non ti prometto che riuscirò a sentirmi libera nell'affrontare i miei demoni in questa sede e, forse, non succederà mai (decido di ascoltare l'intervistatrice che è anche quella parte di me meno problematica e maggiormente intraprendente.)

JDG: Cominciamo. Perché hai sentito la necessità di accettare la mia intervista?

JDG: Perché voglio presentarmi al mondo sotto il mio punto di vista.

JDG: Stai sottolineando questo aspetto molte volte. È così importante?

JDG: Uhm, partiamo subito con domande dirette e abbastanza scomode. Mettiamola così: sono poche le persone alle quali permetto di accedere oltre quel portone in ferro battuto inserito nelle mura di cinta della mia inespugnabile fortezza. Agli altri lascio la libertà d'interpretazione che comunque utilizzerebbero su di me a priori. Ed è proprio per questo atteggiamento che non abbasso il ponte levatoio che cela il mio animo.

JDG: Ho capito. Comunque, nel tempo, abbiamo imparato a disinteressarci di questo aspetto poiché il dolore forgia lo spirito e ci rende più saggi. Basta parlare di noi, non voglio rischiare di annoiare i nostri lettori. Parliamo del tuo lavoro, perché in realtà sei tu quella parte di noi che cela l'arcano della creatività. Io rivesto bene il mio ruolo di giornalista razionale che, di tanto in tanto, s'immerge nel tuo colorato lago. Rispondimi brevemente a questa domanda, senza giri di parole: chi è Jennifer Di Giovine?

JDG: Ti ringrazio per la tua premessa. Ci tengo particolarmente a mantenere alto lo stendardo della mia personalità che, anche se talvolta scostante, necessita dell'uno e dell'altro aspetto. Bando alle ciance comunque... Jennifer Di Giovine è una ragazza che ha sempre amato leggere e, ancora bambina, amava immaginare storie che altro non erano che abbozzi di racconti. I libri le hanno fatto scoprire un mondo fantastico in cui tutto è possibile e le hanno fornito un'essenziale chiave per l'uomo: la consapevolezza che la mente possa essere la più abile costruttrice di realtà oltre a farle capire che lei stessa potesse essere la creatrice di quelle realtà. La lettura è stata il diletto dell'animo, nutrimento per il linguaggio e musa per l'ispirazione.

JDG: Accidenti! Ora si che penseranno male di noi. Ti sei resa conto di aver parlato in terza persona?

JDG: Beh, ho cercato di mantenere un tono formale e formalizzato da una nota prettamente informativa. Dovresti essere soddisfatta di me, da brava giornalista quale sei.

JDG: Il sarcasmo non smette mai di caratterizzarti. Comunque, che tipologia di storie scrivi?

JDG: Non posso risponderti di non avere una tipologia poiché sarebbe una menzogna ma diciamo che (come il lettore avrà compreso) sono un po' bipolare. Scrivo tutto e non scrivo di ogni cosa. Riesco a parlare d'amore ma solo attraverso la poesia e non in altre forme, ad esempio. Scrivo storie che hanno toni più delineati e forti, come puoi vedere dal romanzo che sarà a breve disponibile in tutte le librerie.

JDG: Bene, però non facciamo pubblicità in contesti non consoni. Vorrei chiederti spiegazioni riguardo a una frase che ripeti spesso.

JDG: Dimmi pure.

JDG: Affermi che i tuoi scritti siano caratterizzati da un filo conduttore preciso, salvo per quei racconti, poesie e riflessioni che sono tratti da eventi di vita realmente accaduti. Puoi parlarci di questo filo conduttore?

JDG: In ogni mio scritto si può facilmente comprendere un elemento essenziale: la lotta fra luce e oscurità insite all’interno dell’uomo. La mia piccola, modesta (e a me necessaria) missione è quella di narrare, all'animo di chi è disposto ad ascoltare, che l'uomo non può essere un'entità univoca fatta di bene o male puro ma che la luce e l'oscurità sono imprescindibili e, come ho ripetuto in entrambi i miei libri, determinanti per dare tridimensionalità ai colori dell'animo. Proprio grazie al male e alla sofferenza l'uomo può conoscere la luce riuscendo a dare spiegazione agli eventi che lo vedono quotidianamente protagonista. La crescita del singolo penso sia determinata proprio da questa consapevolezza. Altrimenti ci sarebbe solo la disperazione per i brutti accadimenti. Eppure l'essere umano riesce sempre a tirarsi su. In qualche modo, dentro di sé, possiede questa cognizione inconsapevolmente.

JDG: Interessante. Ma, scusa se te lo domando, non temi di diventare monotona in questo modo?

JDG: Assolutamente no. Parlo di luce e tenebre nelle poesie tanto quanto nei romanzi dai toni horror. Il contenuto estetico si può facilmente scindere dal messaggio che il testo trasmette. Si può parlare d'acqua in una pubblicità quanto in un poema che, metaforicamente, accosta lo scorrere del tempo a quello dell'acqua in un fiume. Dipende da ciò che ha dentro chi si avvicina ai miei testi.

JDG: Sei stata abbastanza esaustiva. E dimmi, perché tenere un blog? Non credi che questo possa distrarti dall'unica cosa che dici di sentire quale perfettamente combaciante con la tua anima, ovvero la scrittura? Potrebbe essere una distrazione.

JDG: E perché mai? Noi, e ne sei ben cosciente, siamo tante cose: una scrittrice, una dottoressa in comunicazione con stampo tendenzialmente socio-psicologico, una lettrice, un'amante dell'arte, un po' bambina, eterna indecisa, estremamente ansiosa... Potremmo stare qui per ore a desciverci.
Una cosa però posso dirtela con sicurezza: quando sento l'ispirazione salire, che sia per una poesia, un romanzo o un post da condividere sul blog, devo lasciare tutto e immergermi in quel mondo che nessuno può penetrare, nemmeno chi conosce questa sensazione e la vive in prima persona.
Ci sono solo io e quello che c'è nella mia testa.
Chiudo gli occhi con le mani mentre ascolto una brano musicale di sottofondo e resto in questa condizione contemplativa fin quando, proprio dagli occhi , non sento di essere immersa nel mio mondo ideal. È solo in quell'attimo che arriva l'input al cervello e il magone al petto. Solo allora è il momento e non mi fermo fino a quando non mi sento realizzata. Per farti meglio comprendere questa sensazione ti leggerò una cosa che ho scritto di mio pugno e che è possibile rintracciare nell'intestazione del mio blog.
"Perché Les Petites Folies? Perché la mia penna funge da megafono delle mie piccole follie interiori. Lo sento da dentro, dalla parte più profonda della mia anima che spinge sulla bocca dello stomaco: ho bisogno di scrivere e non posso fermarmi. Devo continuare sino a quando il mio indice basculante smette di essere frenetico sulla tastiera. Resta solo una barra che attende lampeggiante. Solo allora, con non poco timore, posso mettere il punto."

JDG: Con quest'ultima affermazione hai risposto anche a un'altra domanda che volevo porti, quella relativa al nome "Les Petites Folies". Da quanto tempo curi il blog?

JDG: Vediamo... dal 2013. Prima ero molto attiva sul social Google Plus, avevo una mia community che è stata citata anche sul Corriere ed ero molto soddisfatta. Poi, per una serie di motivi tra i quali posso accennare della mia laurea, ho dovuto chiudere tutto e ho lasciato anche il blog nel dimenticatoio per un periodo.

JDG: Già, te la senti di affrontare quest'argomento??

JDG: Assolutamente no. Posso solo dire che, semplicemente, sono andata alla ricerca di me stessa e ho trovato quello che cercavo, la comprensione che ciò di cui avevo bisogno era a casa mia. E questo è provato dal fatto che ho ritrovato la mia vera natura (anche di scrittrice), ho recuperato la mia capacità di comunicazione e ho avuto un grande miglioramento personale. E qui chiudo.

JDG: Va bene, non andrò oltre. Voglio finire quest'intervista innanzitutto chiedendoti maggiori informazioni sui tuoi libri e poi vorrei concludessi con una massima su ciò che per noi è assolutamente vitale: la forza dei sogni.

JDG: Questa domanda mi rende molto felice. Allora, per quanto riguarda il mio primo libro "Nutrimento per l'animo - Flussi di parole confuse" voglio spiegare bene a chi legge che è un testo di autoguarigione della mente, un inno alla forza dei nostri sogni e potenzialità in poesie, pensieri e riflessioni che mirano alla crescita interiore e al miglioramento. Una raccolta di versi liberi, pensieri e racconti in forma di fiaba dal sapore motivazionale che affrontano tematiche sensibili per l’uomo come la ricerca della felicità attraverso la gratitudine nei confronti della vita, i concetti di rispetto verso il mondo e le persone che ne fanno parte, il pensiero positivo quale costruttore potente di realtà, i sogni più intimi dell’uomo quali fari atti a guidare il nostro percorso confuso da quel chiacchiericcio di sottofondo che non ci permette di guardare sicuri al domani. “Resisti” è la parola chiave che, fra le righe, è possibile rintracciare nei miei scritti. Un tentativo di ammaliare il lettore e invitarlo a immergersi nel mare interiore contornato da poesie narranti le varie sfaccettature delle emozioni umane e avente come fine ultimo il raggiungimento della felicità e la presa di coscienza delle infinite possibilità umane.
Del mio romanzo parleremo nei prossimi giorni, non voglio dare anticipazioni.

JDG: Una perla in chiusura.

JDG: "Consenti al meglio di circolare dentro te, come l'acqua s'infiltra nel terreno disarmato e si lascia assorbire da esso. Fallo divenire necessario come lo è l'ossigeno per il corpo [...] Vivi di luce nella luce. Diventa tu stesso luce."
Tratto da "Nutrimento per l'animo - Flussi di parole confuse"

Copyright 2017 ©
Les Petites Folies by
Di Giovine Jennifer.
All rights reserved.

Commenti

Post più popolari