PARTICOLARE ROMANZO - INTEREA " LA METROPOLITANA"


Poco dopo de​ci​de di tor​na​re a casa. Scorre un altro giorno; il sole calante ne è un eviden​te indi​zio. Non beve o man​gia da ore. Cir​co​la una sola forza nel suo corpo: la volontà, l’unica capace di farlo andare avanti senza sosta. Cosciente di dover rientrare a breve, decide di passare a comprare qualcosa per cena. Un breve viaggio in metro; nel tragitto si perde ammirandosi nelle vetrate del vagone. Con lo sguardo vuoto e il solito nodo in gola, naviga nei suoi infiniti pensieri ai quali egli stesso, la maggior parte delle volte, non riesce a dare spiegazione. Torna in sé quando, a rompere la sua riflessione, la voce nel​l’al​to​par​lan​te annun​cia l’ar​ri​vo. Scen​de percorren​do il lungo corridoio della stazione quasi vuota, caratterizzata dalla classica atmosfera da film horror nel quale la vittima percorre ingenua e impaurita la stazione vuota e le luci, a intermittenza, illuminano un corridoio immenso e non curato, casa di qualche sfor​tu​na​to sen​za​tet​to. «Con un assassino psicotico che sbuca alle spalle il gioco è fatto: una classica trama da brividi» pensa e ride, senza sapere che a breve sarebbe stato davvero protagonista di una scena degna di un film del terrore. Quasi giunto alla scalinata che collega quel lugubre mondo sotterraneo alla civiltà si ferma, attraversato da un brivido freddo che sente scendere lungo la schie​na. Si gira ma non vede nes​su​no. Sente un suono ottuso e metallico stridere dietro lui seguito da un ansimare stanco e ripetuto, un respiro senza volto e direzione. Si affretta ad arrivare alle scale ma qualcosa lo trattiene, attraendolo nella direzione opposta e costringendolo a percorrere a ritroso il suo cammino. L’illuminazione irregolare diventa frenetica e rumorosa per via dell’elettricità che si espande, a sua volta, nell’aria. Quest’ultima sembra diventare sempre più pesante e difficile da assorbire tanto da costringerlo a portare le mani al collo in segno di affaticamento. Una lampadina esplode per la troppa tensione, celando nell’ombra la zona dov’era sta​to at​ti​ra​to. L’o​scu​ri​tà, or​mai ca​la​ta an​che nel cuo​re del ragazzo, mostra nel loro agghiacciante colore due occhi rossi. Illuminato da un riflettore lontano appare, tra la penombra, il viso di un anziano dallo sguardo tetro seguito dal resto del piccolo corpo esile e rugoso. Il viso, segnato dal tempo e da un pallido ed esanime colorito, è incorniciato da una folta barba bianca in continuità con pochi capelli sbucanti dall’antico cappello. Il logoro giaccone, fuori misura, ricorda tanto un moderno Mister Hyde che, però, tanto moderno non era nemmeno. L’essere fissa Ethan con un sor​ri​so in​quie​tan​te che, poco dopo, co​pre con le cal​lo​se e lun​ghe mani, qua​si cer​can​do di na​scon​de​re la sua spaventosa ilarità. Si avvicina e cerca di sfiorarlo ma, in meno di un secondo, questo scompare nel buio della galleria e si dilegua. È la prima volta che uno di loro cer​ca di en​tra​re in con​tat​to. La luce artificiale colpisce il suo sguardo spaurito, illuminando il viale abbracciato dalla vicina notte [...]
CAPITOLO II


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