INTERVISTA DIRETTA AL PROTAGONISTA DEL MIO LIBRO - INTEREA



Oggi ho deciso di fare un post diverso dal solito e utilizzare una modalità di intervista che avevo già sperimentato precedentemente su me stessa (qui). Ho avuto l'onore di poter intervistare il protagonista del mio romanzo "Interea - L'attesa del risveglio nella luce": Ethan Moore (clicca per la presentazione generica tratta dal libro). Alla fine potrete scoprire la sua vera identità e leggere un estratto del testo.

J: Desideravo da tempo fare questo articolo ma, in verità, non ne ho mai avuto il coraggio. Sono felice.
E: Davvero? Beh, ti ringrazio per la fiducia.
(Arrossisce)
J: Grazie a te per avermi concesso l'intervista. So che sei una persona molto riservata e posso capire quanto sia difficile dover affrontare situazioni di questo tipo.
E: Già, eppure dovrei essere abituato. Ho avuto molta esperienza in prima persona in qualità di intervistatore, intervistato, giornalista video e partecipante a diverse premiazioni e conferenze. Eppure è sempre molto difficile...
J: Lo so. Prometto che cercherò di farti sentire il più possibile a tuo agio e non indagherò su questioni che non vorrai affrontare.
E: Ti ringrazio. Sei sempre molto gentile. Comunque tu sei la persona che mi conosce meglio di chiunque altro quindi sono nella mia confort zone e sto percependo questa situazione come una semplice chiacchierata tra amici. 
(Sorride mostrando l'affascinante dentatura che mi lascia senza parole per qualche secondo)
J: Bene. Iniziamo dalle basi per consentire a tutti di conoscerti. Puoi dirmi che giorno è oggi?
E: Partire con questa domanda non corrisponde propriamente a una curiosità di circostanza e, per chi vorrà arrivare alla fine del libro, comprenderà nell'immediatezza perché parlo in questo modo. Volevi mettermi a mio agio, eh?
(Rido)
E: Comunque, per te è il 9/12/2017.
J: Uhm, interessante.
(Il sorrisetto malizioso che mi dipinge il volto lo fa scoppiare in una risata)
J: Nome?
E: Ethan.
J: Cognome?
E: Moore.
J: Data di nascita?
E: Scommetto che sai già la risposta. È anche il giorno del tuo compleanno.
J: Si ma, per amor di cronaca, sono tenuta a fare queste domande. Va bene, riporterò sui miei appunti semplicemente 27/04/1992.
E: Puoi fare tutto quello che senti dato che sei la mano che ha creato la mia persona.
J: Luogo di nascita?
E: Non posso saperlo con precisione. L'unica cosa che so è che ho vissuto, sono stato adottato e attualmente vivo a Sacramento, California.
J: Con quante persone vivi?
E: Da solo.
J: Colore preferito?
E: Nero, ovviamente.
(Mostra la sua impeccabile ed elegante mise)
J: Che libro stai leggendo in questo momento?
E: The Dome, Stephen King.
J: Qual è il tuo suono proferito?
E: Il rumore del mare. Talvolta, quando ne sento il bisogno, anche il silenzio.
J: Qual è il tuo odore preferito?
E: La pioggia. Ah, giusto. Inserisci anche questo tra i miei suoni preferiti.
J: Che lavoro fai?
E: Sono uno scrittore. Qualche anno fa ho vinto il concorso al convegno internazionale di scrittura creativa che mi ha permesso di accendere una piccola lampadina nel mondo dell'editoria della mia città per poi pubblicare altri due romanzi. Attualmente sto aspettando la risposta della casa editrice per il quarto romanzo.
J: Che tipologia di storie scrivi?
E: Generalmente scrivo storie tendenti al fantasy ma non amo molto definirmi e limitarmi in un genere univoco quanto piuttosto preferisco spaziare tra varie tipologie e utilizzare differenti forme per dare voce alla mia anima.
J: Che bello, in questo siamo davvero simili.
E: Per forza di cose direi.
(Il nostro sguardo empatico la dice lunga sul nostro rapporto)
J: Possiamo avere qualche anticipazione sul tuo ultimo libro?
(Sbuffa. È in visibile difficoltà)
E: Facciamo così. Ancora non mi è permesso divulgare elementi salienti della storia ma, dato che sei tu, mi limiterò a leggerti quella parte che tu stessa descrivi nel tuo libro.
(Allunga la mano per prendere qualcosa dalla sua borsa custodita con cura alla destra della sua seduta. Tira fuori la copia del mio libro e si schiarisce la voce)
E: 
«Qual è la ve​ri​tà? O me​glio, co​s’è la ve​ri​tà? Domanda alla quale l’animo non trova risposta. Un semplice tentativo di fornire all’umanità una lanterna alla quale appigliarsi in questi periodi di buio: questo era l’obbiettivo della mia impresa. Come posso essere definito pazzo da una società che calpesta il prossimo in un moto di irrefrenabile follia? La conoscenza, il sapere, creano di per sé un ambiente riservato a pochi iniziati che potrebbe, però, essere accessibile a chiunque fosse disposto ad aprire il suo cuore a qual​co​sa di inedi​to e uni​co. Que​sto è ciò che vo​glia​mo fornire ai posteri? Un mondo chiuso alla moderni​tà? Quel che resta è ciò che loro, i signori del cielo, mi han​no per​mes​so di con​ser​va​re, dopo es​se​re scom​parsi fra l’oscurità delle stelle, con il vano tentativo di indottrinare l’uomo sull'immensità di questo mondo. Sorrido al ricordo mentre esalo l’ultimo respiro della mia vita, rubata da coloro che celano la preziosa verità.» 
«Ho concluso anche questa storia» sussurra tra sé mentre il cielo si schiarisce fra i raggi del nuovo sole nascente. «Arrivederci Arthur, caro amico mio imma​gi​na​rio. È sta​to un pia​ce​re co​no​scer​ti e po​ter vi​ve​re assieme le tue avventure» biascica nostalgico a voce alta mentre invia il file alla casa editrice senza nemmeno rileggerlo. Amico perché ogni personaggio che nasce dalla sua penna è, in realtà, una piccola sfaccettatura del suo essere che ha bisogno di uscire e, con coraggio, prende forma in una persona nuova senza passato e libera da ogni legame. Seppur non reale è un buon modo per liberare l’Io, slegandosi dalla paura di fare salti nel vuoto, essere giudicato e prendere scelte che la vita non consente di fare a cuor leggero. Arthur, in un certo qual modo, è la parte visionaria, eclettica e vogliosa di conoscenza oltre i confini di spazio e tempo. Un solenne nome rievocante le leggende arturiane in chiave moderna: un cavaliere combattente in nome dei valori più elevati ai qua​li l’es​se​re uma​no può e do​vreb​be ade​ri​re. 
 Interea, capitolo II

E: Penso sia una risposta abbastanza esaustiva. E, a tal proposito, vorrei ringraziarti per aver raccontato di me nel tuo testo, lo apprezzo molto. 
J: È stata una delle avventure più belle della mia vita. Sai che ne avevo un estremo bisogno quindi sono io a doverti ringraziare.
(Mi sorride nuovamente. Stavolta sono io ad arrossire)
J: Continuiamo con le curiosità più generiche per poi passare, se avrai voglia e tempo di rispondere, a quelle domande più specifiche.
E: E forse intime.
(Precisa)
J: E forse intime. Qual è, per te, il miglior sentimento del mondo?
E: La forza che è possibile trovare nelle proprie capacità e, soprattutto, di credere nei propri sogni. Aggiungo volentieri anche empatia e caparbietà.
J: E il peggiore?
E: L'indifferenza, l'ipocrisia e la cattiveria gratuita. Attenzione, non voglio essere di certo ipocrita facendo trasparire involontariamente un'immagine distorta e quasi angelica di me stesso. Anch'io nella mia vita sono stato una di queste cose ma il mio atteggiamento è sempre stato una conseguenza diretta delle azioni degli altri. Non amo fare del male mai, in special modo se non vi è motivo (esempio un comportamento che mi ha fatto perdere le staffe e, di pancia, agisco in modo errato.)
J: È una fortuna trovare qualcuno che possiede questi rari valori. Comunque, puoi dirmi un tuo pregio e un tuo difetto?
E: Posso dirti solo quelli che credo essere miei pregi. L'empatia, la testardaggine nel portare avanti  i miei sogni e, forse, la generosità che però risulta sempre occulta perché non amo sbandierare le mie "gesta" in pubblico. Direi anche la capacità di amare incondizionatamente che forse deriva da quel profondo senso di solitudine che ha caratterizzato la mia vita per anni. Tutto ciò che resta sono i miei difetti.
J: A tal proposito... Ti andrebbe di parlare della tua infanzia?
E: Si, comprendo che sei tenuta a fare queste domande. Non conosco molto del mio passato - anche se, per chi leggerà il libro, questa frase potrebbe suonare a tratti ironica - ma posso dire con certezza di essere stato abbandonato in un orfanotrofio. Sono cresciuto in quel posto sino al giorno dell'adozione. Avevo sette anni e i miei genitori mi salvarono da quell'incubo. Non so perché hanno scelto proprio me; mia madre mi ripete sempre che, fin dal primo istante, ha sentito un legame fortissimo nei miei confronti e ha compreso che io ero lì per essere destinato ad entrare nella loro vita. Posso solo dire di essere immensamente grato e fortunato.
J: Ricordi qualcosa del periodo passato in orfanotrofio?
(Tentenna)
E: Beh, onestamente no. Ricordo solo che passavo le giornate seduto sotto al grande finestrone all'ultimo piano su una vecchia panca in legno che, ormai, era diventata la mia migliore amica.
J: So che tuo padre ha costruito per te una panca in legno molto simile per farti sentire a casa.
E: Si, è ancora in camera mia. Kathrine e James sono le persone migliori che io abbia mai incontrato. Ovviamente - e chi ha letto il testo ne è già a conoscenza - le persone che ho conosciuto lungo il mio cammino non sono da meno, assolutamente. Ma loro sono mamma e papà. E pensare che, da bambino, ero certo che non avrei mai potuto pronunciare queste due parole. Ero così solo, triste e stavo molto male. Loro sono stati la mia luce.
J: Queste tue ultime affermazioni mi hanno generato una serie di curiosità che vorrei sputare fuori tutte insieme ma, per amor di logica, cercherò di non essere impulsiva. Parliamo dei tuoi stati d'animo, se ti va...
E: E cosa potrei dire? Nel tuo libro spieghi perfettamente come mi sento. Come potrebbe essere diversamente dato che sono perseguitato da quegli incubi e orrende visioni.
J: Stai parlando di Lei?
E: Non nominarla, l'ultima volta che è stata chiamata ha fatto succedere il finimondo.
J: Già.
E: Comunque si, parlo di lei. Ma non facciamo i vaghi su cose che sono già descritte all'inizio del testo. Non sto parlando di concetti astratti, metaforizzati o astrusi. Semplicemente Lei è una donna che incontrai realmente da bambino. Come ti ho raccontato durante la stesura del tuo romanzo,  avevo circa dodici anni ed ero all'esterno della grande e accogliente casa dei miei genitori a giocare da solo, seduto sul prato. Mamma e papà chiacchieravano in veranda e io stavo disegnando sull'album regalatomi da mio padre il giorno in cui l'ho conosciuto. È lì che tutto ebbe inizio. Così sono da allora le mie notti, senza pace. E di giorno non è certamente più semplice..
J: Basta, non posso pubblicare altro al riguardo.
E: Si, scusami. Hai ragione! È che ormai ho buttato giù quel muro di indifferenza e dissimulazione e mi viene quasi naturale parlarne. Ma rispetterò la tua professione, tranquilla.
J: Non è "solo" ma anche per quel motivo. Se ne parli potresti dare un'idea errata delle cose poiché, come puoi immaginare, è la prima intuizione che il lettore può avere leggendo il libro e sono più che certa che cadrebbe nella trappola evidente che, in realtà, è metafora di qualcosa di estremamente più profondo.
E: Si. Qualcosa che va oltre qualsiasi comprensione.
J: È in quel punto che ti trovi al momento, giusto?
E: Si...
J: E come pensi di uscirne?
E: Solo tu puoi saperlo. La tua penna ha la facoltà di risolvere questa situazione.
(Ridacchia)
J: Sappiamo entrambi che non è così semplice. La penna è solo un mezzo; tu devi arrivare alla fine del percorso. E riprendo una delle domande che volevo farti. Parlami di questo dualismo "luce vs. tenebre".
(Prende nuovamente il libro e inizia a cercare fra le pagine)
E: Interea, prefazione dell'autore.
Il dualismo del quale si narrerà in queste pagine, frutto di intense ricerche e interessi approfonditi nel cor​so del tem​po, cor​ri​spon​de a una di​co​to​mia “antica come il mondo” e, forse, anche precedente ad esso. Uno scontro secolare che vede contrapposti la luce alle tenebre, due entità tanto differenti e fra loro contrastanti. «Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre. E chiamò la luce giorno e le tenebre notte» (Genesi 1, 4-5). Elementi che vengono fin da subito separati e additati quali simbolo di bene il primo e ritratto del male l’altro. Un’antitesi che si espande oltre i confini dei paradigmi religiosi per addentrarsi, diffondendosi a macchia d’olio, nei meandri di tutti i vari aspetti della vita divenendo questione morale, oltre che spirituale. La luce è immagine della luminosità e le tenebre ritratto dell’oscurità. Tale contrapposizione è radicata all'interno delle nostre consapevolezze tanto da divenirne insita all'uomo stesso. Sarà capitato a tutti di essere tranquil​li nel​l'en​tra​re in una stan​za il​lu​mi​na​ta con la pace nel cuore ma, al tempo stesso, finire terrorizzati per quello che si potrebbe celare nella zona d’ombra creata da una porta socchiusa, un mobile accostato al muro e, per as​sur​do, dal​la no​stra stes​sa om​bra che, in controluce, si riflette sulle nitide pareti fino a poco prima immacolate e prive di segni. Così come quell'ombra, formata dal nostro corpo frapposto tra il fascio luminoso e la parete sulla quale esso va a riflettersi, appare minacciosa nonostante sia semplicemente partorita dalla nostra figura anche il cammino dell’uomo – del quale purtroppo non conosciamo ancora con precisione la destinazione finale – altro non è che un riflesso filtrato delle azioni che l’individuo ha com​piu​to lun​go la pro​pria esi​sten​za. Ogni de​cisione, azione e parola, darà vita a una serie di conseguenze determinanti nella definizione dell’andamento e della direzione del nostro percorso il quale, inevitabilmente, sarà determinato da una battuta finale d’arresto preludio a una nuova vita per la quale si ha una dolce speranza: quella dell’essere immersa nella luce. Ma questi muri cementati che l’uomo erge intorno a sé, nel momento in cui bagnerà d’eterno il capo, andranno sicuramente a creare delle ombre generate dall'interposizione degli stessi che impediscono alla luce di riflettersi e invaderlo nella totalità; il filo della sua esistenza verrà perciò fatalmente oscurato da questi ostacoli. L’idea di trattare un argomento tanto intricato e vasto è nata scrivendo, guidata dal flusso della parola interiore che, con tono solenne, stava narrando i vari accadimenti che mi hanno visto protagonista lungo il corso della mia vita nel tentativo di dare comprensione personale a questa forza vitale che investe l’umano. Tale voce si è lasciata guidare dalla concezione che “tutti i nodi finiranno per veni​re al pet​ti​ne.” Anche se qualche volta potranno causare sofferenza alla persona che sta pettinando i capelli (vogliamo chiamarlo Karma?) essi verranno, per forza di cose, con l’essere sbrogliati. È qui che s’inserisce la rappresentazione di una nuova vita fatta di luce e la necessità di fare attenzione alle decisioni che prendiamo lungo il cammino poiché queste saranno determinanti. Tale approfondimento non si collega a un discorso generico relativo a una “forza maggiore” che guida le nostre esistenze ma a ciò che avviene all'interno dell’uomo il quale, si spera con saggezza e profondità d’animo, si trova costantemente sottoposto a bivi per i quali è obbligato a prendere una decisione. È un invito a fare attenzione non solo a ciò che ci circonda e alle persone che fanno parte della nostra realtà ma anche, e soprattutto, a ciò che è celato nel no​stro cuo​re.
(Resta pensieroso per qualche istante)
E: Non credo di poter aggiungere altro. Posso solo dire che ogni uomo è fatto di luce e tenebra ed è solo grazie all'introspezione e alla meditazione che, a parer mio (anzi nostro), è possibile trovare un equilibrio capace di permetterci di condurre una vita ricca di pace e luce. Anzi, ti dirò di più, potremmo scoprire anche il fine ultimo della nostra esistenza.
J: Credi di conoscere quale sia il fine ultimo della tua esistenza?
E: No ma probabilmente potrei prenderne consapevolezza alla fine della saga.
J: Voglio collegarmi a uno dei miei articoli uscito qualche tempo fa, ovvero quello sulla simbologia nascosta presente nel romanzo Interea nel quale parlo degli elementi occulti che, a partire dalla copertina, è possibile rintracciare all'interno del testo.
E: Oh, ho amato quella copertina. È proprio un capolavoro! Colgo l'occasione per ringraziare Vittorio.
J: Ti ringrazio. Ecco, vorrei leggerti alcune parti di quell'articolo. Mi farebbe piacere avere il tuo punto di vista al riguardo.
E: Vai, spara.
(Rido)
J: Bene. Allora... Parto proprio dall'analisi della copertina che fa da apripista all'argomento. "Voglio soffermare la tua attenzione sulla luna quale emblema di messaggi profondi. Nella simbologia la Luna è, con il Sole, il più importante degli astri e viene vista prevalentemente come figura femminile legata a concetti quali donna, acqua, fertilità, morte, rinascita, notte e di un eterno ritorno, un simbolo di processi ciclici. La luna rappresenta un inizio passivo perché, non avendo luce propria, riflette quella del Sole: ed è proprio questo il punto che voglio analizzare, questo dualismo contrastante che vede i due corpi divenire uno antitesi dell'altro (e viceversa). La luna è divenire, il mutare e il suo sorgere corrisponde a una metaforica morte alla quale segue una rinascita, un'ambivalenza che va a caratterizzare proprio il rapporto tra la vita e la morte".
"Il romanzo trova un'ottima base in tre concetti importanti:
  1. Dualismo Sole/Luna;
  2. Concetti di morte e rinascita;
  3. Karma: la luna è un simbolo di vita, costante evoluzione. La vita si muove in termini non-lineari e, in questa cerchio continuo, rientra il concetto di karma: la luna nelle sue fasi, ci ricorda questo tipo di infinito processo di riciclo e rigenerazione."
"Analizziamo dettagliatamente i tre punti: 1) Ethan, il protagonista del romanzo, appare fin da subito quasi "bipolare", a causa del male che lo tormenta sin da bambino, da un assurdo incontro con una donna che, da subito, è rintracciabile all'interno della narrazione e che corrisponderà a quella parte femminile simbolo di rinascita accostabile alla luna. Ethan diviene simbolo attivo del Sole e la figura femminile il cui nome verrà rivelato a metà della storia, è simbolo passivo della Luna, morte e rigenerazione". Gli altri due punti li hai spiegati quando hai letto la prefazione. Vorresti aggiungere qualcosa? Salto ovviamente quella parte in cui analizzo singolarmente i simbolismi e la lascio a chi avrà voglia di leggere l'articolo.
E: Facciamo un passo alla volta. Sono lusingato da questa tua associazione della mia persona ad elementi così importanti ed essenziali nel nostro sistema solare, oltre che a concetti che sono determinanti nella vita di ogni uomo. Penso che il dualismo sole/luna sia quello che meglio veste il rapporto che intercorre tra me e quella figura femminile di cui parli nel testo e tutte le conseguenze e le ipotesi concettualizzate che girano attorno a questa simbologia calzano perfettamente con la storia. Per quanto riguarda il concetto di Karma penso che, a prescindere dal proprio credo religioso, tutti gli uomini siano d'accordo che ad ogni azione equivale una reazione che sarà determinata proprio da quella miccia x iniziale che ha portato a termine il metaforico processo y di combustione. Diciamo che mi hai fatto indossare un compito arduo che penso farà storcere il naso a molte persone ma che è di innegabile valore.
J: Grazie per le tue parole. Voglio farti le ultime due domande se me lo permetti.
E: Certo, dimmi pure.
J: Com'è Ethan?
E: La butti sul difficile. Uhm...Vediamo...
Ethan è un ragazzo solitario che, come ho detto poco fa, è vestito di un compito importante che lo condurrà in direzione del suo destino (precisando che siamo noi a scrivere il nostro cammino) attraverso una serie di lunghe e difficili prove che, non necessariamente, lo condurranno a un lieto fine. Anzi, scoraggio chiunque avesse dato per scontato la formula "E vissero felici e contenti" perché non sappiamo cosa potrà succedermi nel corso delle pagine. Tutto è ancora aperto e possibile.
J: Shhhh... 
(Gli intimo scherzosamente di tacere)
J: Ultima domanda.
E: Per cambiare discorso.
J: Uff. Basta, piuttosto dimmi una cosa. Chi è Ethan Moore?
E: Conosci bene la risposta ed è anche il motivo per cui sei così attratta da me. Diciamo che sono una delle personalità (uscita fuori per prima, non per importanza ma per necessità) che fa parte del tuo Io Scrittore. Dietro di me c'è ancora molta gente...
(Ridiamo entrambi di gusto e ci soffermiamo a parlare del più e del meno dimenticando l'intervista)




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